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1835–1907

LXXXIX

Giosue Carducci

Gemono i rivi e mormorano i venti Freschi a la savoiarda alpe natia. Qui suon di ferro, e di furore accenti: Signora di Lamballe, a l'Abbadia.

E giacque, tra i capelli aurei fluenti, Ignudo corpo in mezzo de la via; E un parrucchier le membra anco tepenti Con sanguinose mani allarga e spia.

– Come tenera e bianca, e come fina! Un giglio il collo e tra mughetti pare Garofano la bocca piccolina. Su, co' begli occhi del color del mare,

Su, ricciutella, al Tempio! A la regina Il buon dì de la morte andiamo a dare. –

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