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1835–1907

LXXX

Giosue Carducci

In Brusselle, a l'ostel, sola soletta, Di tre giovini sposi vedovetta, Sta Margherita d'Austria; e s'affretta Una camicia bianca ad agucchiare.

A lei da canto il nipotino in culla Con un magro levriero si trastulla: Ha le mascelle a guisa di maciulla, Cascante il labbro sotto; e infermo pare.

Di maligna caligine velate Intorno a lui si volgono tre fate, E del mal di tre secoli beate Tessono intorno a lui questo cantare.

– Salve, o fanciul da la faccia cagnazza: Salve, o figliuol di Giovanna la pazza: Salve, o pollone de la mista razza Che dee la terra cristiana aduggiare.

La discordia de i sangui per tre rivi E il bulicame de i pensier cattivi E l'accidia de gl'impeti mal vivi Sale nel tuo cervello a fermentare. –

Poi l'una: – Io son la furia di Borgogna Che nulla attinge e tutto il mondo agogna. Io trassi il Temerario con vergogna Nel toro d'Uri indomito a cozzare.

E boccon giacque, corpo dispogliato, Tra i ghiacciuoli d'un lago innominato. Questo l'augurio il simbolo ed il fato Che lo tuo regno segua in terra e in mare. –

– La vertigine io son – quell'altra dice – Che tragge Max di pendice in pendice Per l'alpe del Tirolo: e l'infelice, Seguendo me, dismenta l'accattare.

Hallalì, hallalì, gente d'Habsburgo! Ad una caccia eterna io con te surgo; Poi nel sangue de i popoli mi purgo, E nel tuo, dal travaglio del cacciare. –

– Ed io son la pazzia – la terza fata Dice –, e son de la morte innamorata: La bara per il talamo ho scambiata, E sol nel cataletto io posso amare.

Non odi tu Giovanna che si lagna? T'aspetto a Yust. Vuo', sotto il ciel di Spagna, Perché la razza tua meco rimanga, Il mostruoso Escurial murare. –

Poi tutt'e tre – Nel cuor tuo brabanzone Il mezzogiorno ed il settentrione Saran con torbid'impeti a tenzone. Per poi in calma livida fiaccare.

O primo ereditario imperatore, O primo d'Europa accentratore, Su 'l vecchio tempo che libero muore Vien' la rete dinastica a gettare.

Su 'l nuovo tempo che libero nasce, A cui Lutero dislaccia le fasce E di midolla di pensier lo pasce, Vien' la rete ecclesiastica a gettare.

E tu, Margotta, cucitrice ardita, Che in fretta meni su e giù le dita, La camicia di Nesso è ancor finita? Presto! vogliam l'Europa imbavagliare.

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