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1835–1907

LXXX

Giosue Carducci

Se Dio ti guardi sino a befania Cosí fresco grassoccio e badiale Ed a risparmio del pepe e del sale Da viver anche sant'Anton ti dia,

Or dinne, Bambolone, in cortesia: – Se' tu tozzone o porti piviale? Ha' tu studiato di negromanzia? Se turcimanno o cozzone o sensale?

Quando tu mostri fuora il tuo faccione E l'occhio picciolino e quella fessa Che tieni ov'han la bocca le persone, Dice la gente – È egli ora da messa?

Ècci oggi a la Nunziata processione? Ehi, sagrestano! – Ma quel dir poi cessa, Quando una filatessa Sciogli di citazion greche e latine

Che l'una e l'altra si pigliano al crine. A fé tu trinci fine L'apotegma ed il còlon e lo scolio, E l'assioma bei come il rosolio.

Sembri il padre Nizolio Che fe' di Marco Tullio anatomia, Sembri il sultan de la filologia. Ma di filosofia

Tu n'hai piene le sacca anzi le balle: Dice la gente che mai non ti falle. N'hai sempre in su le spalle, E ne le brache, e fin dentro gli usatti,

E la vendi al minuto e la baratti. Oh come sono matti, I' volevo dir nuovi e peregrini, I discorsi che fai, grandi e piccini!

Gli arabi ed i latini, I francesi i geloni ed i caldei E irochesi e ottentotti ed aramesi, Gli svizzeri e gli ebrei,

Ed i russi ed i prussi ed i borussi, Gli hai su le dita come tu ci fussi. Anche hai giocato a frussi Con Salomone, e facei l'altalena

Con Licurgo quand'ei murava Atena. O testona ripiena D'ogni gran cosa, grossa soda e dura, Tu hai gran naturale, anzi natura.

Or dài or dài la stura A quelle fantasie che in rime hai mésse Ma risprangale prima ove son fesse. Calate le brachesse,

Baraballo t'aspetta in Elicona E vuol dare al tuo crin la sua corona. E tutto il monte suona – O Bambolone, vienne a questo stallo

Vienne tra il Carafulla e Baraballo!

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