Skip to content
1835–1907

LXXVIII

Giosue Carducci

Su i campi di Marengo batte la luna; fósco Tra la Bormida e il Tanaro s'agita e mugge un bosco; Un bosco d'alabarde, d'uomini e di cavalli, Che fuggon d'Alessandria da i mal tentati valli.

D'alti fuochi Alessandria giù giù da l'Apennino Illumina la fuga del Cesar ghibellino: I fuochi de la lega rispondon da Tortona, E un canto di vittoria ne la pia notte suona:

– Stretto è il leon di Svevia entro i latini acciari: Ditelo, o fuochi, a i monti, a i colli, a i piani, a i mari. Diman Cristo risorge: de la romana prole Quanta novella gloria vedrai dimani, o sole! –

Ode, e, poggiato il capo su l'alta spada, il sire Canuto d'Hohenzollern pensa tra sé – Morire Per man di mercatanti che cinsero pur ieri A i lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri! –

E il vescovo di Spira, a cui cento convalli Empion le botti e cento canonici gli stalli, Mugola – O belle torri de la mia cattedrale, Chi vi canterà messa la notte di natale? –

E il conte palatino Ditpoldo, a cui la bionda Chioma per l'agil collo rose e ligustri inonda, Pensa – Dal Reno il canto de gli elfi per la bruna Notte va: Tecla sogna al lume de la luna. –

E dice il magontino arcivescovo – A canto De la mazza ferrata io porto l'olio santo: Ce n'è per tutti. Oh almeno foste de l'alpe a' varchi, Miei poveri muletti d'italo argento carchi! –

E il conte del Tirolo – Figliuol mio, te domane Saluterà de l'Alpi il sole ed il mio cane: Tuoi l'uno e l'altro: io, cervo sorpreso da villani, Cadrò sgozzato in questi grigi lombardi piani. –

Solo, a piedi, nel mezzo del campo, al corridore Suo presso, riguardava nel ciel l'imperatore: Passavano le stelle su 'l grigio capo; nera Dietro garria co 'l vento l'imperial bandiera.

A' fianchi, di Boemia e di Polonia i regi Scettro e spada reggevano, del santo impero i fregi, Quando stanche languirono le stelle, e rosseggianti Ne l'alba parean l'Alpi, Cesare disse – Avanti!

A cavallo, o fedeli! Tu, Wittelsbach, dispiega Il sacro segno in faccia de la lombarda lega. Tu intima, o araldo: Passa l'imperator romano, Del divo Giulio erede, successor di Traiano. –

Deh come allegri e rapidi si sparsero gli squilli De le trombe teutoniche fra il Tanaro ed il Po, Quando in cospetto a l'aquila gli animi ed i vessilli D'Italia s'inchinarono e Cesare passò!

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.