Skip to content
1835–1907

LXXVIII.

Giosue Carducci

S'indraca Messerin contro i pedanti, E del Monti pur ciancia e del Manzoni. O pecoraio, contastù i caproni? Quanti piedi han dirieto e corna avanti?

Questo servo de' servi de' menanti, Spazzaturaio di composizioni, Piglia del campo anch'egli e fa sermoni E se l'allaccia tra' filosofanti.

Or credi tu de la viltà natia Esserti scosso per tuffar le mani Dentro l'inchiostro d'una stamperia? Va fíccati in un cesso o datti a' cani!

Che se tu me 'l chiedessi in cortesia Pur ginocchione e con giunte le mani Per lo dio de' cristiani, Un calcio mio non ti vorrei donare;

E ragghia a posta tua se sai ragghiare. Gli scudi che vuoi dare Per far dietro a' pedanti il buggerio, Se fussin soldi loderesti Iddio.

Omicciattolo mio, Vuoi farla da leone, e se' asinello Che mai si vide il più pulito e bello. Mettetegli il corbello,

Carcatelo di ciarpe e di letame. E co 'l baston cacciategli la fame.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
LXXVIII. · Giosue Carducci · Poetry Cove