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1835–1907

LXXVII

Giosue Carducci

Il soldan de gli accenti a solatìo Giva su per Mugnone in vista fiera. Calandrin gli dicea con buona cera – Togli de l'elitropia o fratel mio. –

Cantavan l'oche per quella riviera – Pìgliati i paperotti, e va' con Dio; – Gli gridavano i ghiozzi – Addio, addio; – Sconcordavano i granchi a schiera a schiera.

Grande onor fecegli anche un pappagallo Declinando proverbi a le brigate Di sur un arbor di sambuco giallo; Ed in rime dicea sue pappolate,

Ma le Grazie gli diedero un cavallo, E con le gazzere ei si rese frate. Di farfalle acconciate Con passerotti lessi a gran diletto

Una bertuccia faceva il guazzetto; E di quel suo brodetto Diè bere più d'un tratto al Nardi e al Gello, Che per ammenda tolsergli il cappello

Dove tenea 'l cervello, E diederlo a beccare a un fottivento Che dopo il pasto si morì di stento. Or ecco un gran concento

Di fischi e bussi pauroso e strano: E' vengono i pedanti a mano a mano, E pigliano il soldano E la bertuccia e il pappagal babbione,

E spettacol ne fanno entro un gabbione Dicendo a le persone – O buona gente, venite a la mostra: Questi son gli occhi de la lingua nostra.

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