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1835–1907

LXXIX

Giosue Carducci

Manda a Cuosa in val di Serchio, Pisa manda ambasciatori: Del comun di santa Zita Ivi aspettano i signori.

Ecco vien Bonturo Dati, Mastro in far baratterie: Ecco Cino ed ecco Pecchio, Che spazzarono le vie:

Ecco il Feccia ed ecco il Truglia, Detti ancor bocche di luccio: Il miglior di tutti è Nello, Merciaiuol popolaruccio.

Tutti a nuovo in bell'arnese, Co 'l mazzocchio e con la spada: Il fruscìo de le lor séte Empie tutta la contrada.

Il fruscìo de le lor séte Chiama il popolo a raccolta: Gran dispregio han su le ciglia: Parlan tutti in una volta.

Ma Banduccio di Buonconte, Grave d'anni e più di gloria (Tre ferite ebbe di punta, Due di mazza a la Meloria),

Stando a capo de i pisani, Come vecchio e maggior deve, Fatto pria cenno d'onore, Così disse onesto e breve:

– Vincitori sì, ma stanchi Di contese e cristiani, Noi veniamo a segnar pace Co' lucchesi, noi pisani.

Render Buti, Avane, Asciano, Prometteste: or ce li date. E viviam, fratelli, in pace, Se viviamo in libertate. –

Qui Bonturo si fa innanzi Tra i lucchesi ambasciatori Di tre passi, e parla adorno Con retorici colori.

– Bel castello è Avane, e corte Fu de i re d'Italia un giorno. Vi si sente a mezza notte Pe' querceti un suon di corno.

Vi si sente a mezza notte La real caccia stormire, Dietro ad una lepre nera Un caval nero annitrire.

Perché Astolfo longobardo D'una lepre ebbe contesa Con l'abate Sighinulfo, Qual de' due l'avesse presa:

Onde il re venuto in ira Trasse in faccia al santo abate Una mazza, e tutte gli ebbe Le mascelle sgretolate.

Gran ricordi, e, come a seggio Di marchese, a Lucca grati. Pure Avane ed i suoi boschi Noi vogliam che vi sian dati.

Brutto borgo è Buti: a valle Tra le rocce grige e ignude Il Riomagno brontolando Va di Bientina al palude.

Ma su alto oh come belli D'ubertà ridono i clivi, Ma su alto oh come lieti Ne l'april svarian gli ulivi!

Bacchian li uomini le rame, Le fanciulle fan corona, E di canti la collina E di canti il pian risona,

Mentre pregni d'abondanza Ispumeggiano i frantoi Scricchiolando. Il ricco Buti Noi cediam, pisani, a voi.

Ma d'Asciano in van pensate: Quando a voi lo conquistammo, Su le torri del castello Quattro specchi ci murammo,

A ciò che le vostre donne, Quando uscite a dameggiare, Negli specchi dei lucchesi Le si possan vagheggiare. –

E qui surse tra i lucchesi Uno sconcio suon di risa. A i pugnali sotto i panni Miser mano quei di Pisa.

Ma Banduccio di Buonconte Con un cenno di comando Frenò l'ire, e, su i lucchesi Fieramente riguardando,

– Otto giorni – disse, e tese Contro Lucca avea le mani, – E vedrete quali specchi Han le donne de i pisani. –

Sette giorni: e a Pisa, in ponte, Tra gli albor crepuscolari, Era accesa una candela Di sol dodici denari.

Stava presso la candela, Tremolante nel bagliore, Co' pennoni del comune A cavallo un banditore.

E sonava a più riprese De la tromba, e urlava forte: – Viva il popolo di Pisa A la vita ed a la morte!

Cittadini di palagio, Mercatanti e buoni artieri; E voi conti di Maremma Da i selvatici manieri;

Voi di Corsica visconti, Voi marchesi de' confini; Voi che re siete in Sardegna Ed in Pisa cittadini;

Voi che in volta dal levante Mainaste or or la vela: Pria che arrossi la Verruca E si spenga la candela,

Fuori porta del Parlascio, Su, correte arditamente! Su, su, popolo di Pisa, Cavalieri e buona gente!

Fuori porta del Parlascio, Con gran cuore, a lancia e spada! Uguccion de la Faggiola Messo ha in punto la masnada.

Tutto ferro l'ampio busto, Ed il grande capo ignudo, Sta su 'l grande caval bianco E imbracciato ha il grande scudo,

Che ben quattro partigiane Regge, e, come fosser ceci, De' lucchesi i verrettoni Regge infitti a dieci a dieci. –

Così grida il banditore, E la gente accorre armata. Va co 'l sole di novembre, Va la fiera cavalcata.

Va per grige irsute stoppie Da la brina inargentate, Va per languidi oliveti,. Va per vigne dispogliate.

Forte odora per le ville La vendemmia già matura: Ahi, quest'anno san Martino Dà la mala svinatura!

O lucchesi, il vostro santo Non è più, mi par, con voi. Il pisan cacciasi avanti Contadini e carri e buoi,

E battendo ed uccidendo Corre il misero paese; Fugge innanzi a quella furia, Fugge il popolo lucchese.

Così giunge a San Friano La feroce cavalcata. Lucca dietro le sue torri Téme l'ultima giornata.

I pisani oltre le mura Gittan faci e verrettoni. – Togli su, pantera druda, Togli su questi bocconi.

Tali specchi, o Lucca bella, Pisa manda a le tue donne. – E rizzaron su la porta Due lunghissime colonne;

E due specchi in vetta in vetta, Grandi e grossi come bótti, V'appiccarono: ed intorno Menan balli e dicon motti.

Ma Tigrin de la Sassetta, Faccia ed anima cattiva, Trasse a corsa pe' capelli Un lucchese che fuggiva,

E la spada per le reni Una volta e due gli fisse; Tinse il dito entro quel sangue, Su la porta così scrisse:

– Manda a te, Bonturo Dati, Che i lucchesi hai consigliati, Da la porta a San Friano Questo saluto il popolo pisano. –

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