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1835–1907

LXXIX

Giosue Carducci

Udite, udite il molto reverendo Sopra la educazione de' figliuoli. E' si vuol, quand'han messo i lattaiuoli, Cominciar la grammatica esponendo;

E quelli duri a modo di piuoli Tutta in latin la vengan ripetendo. Che se il ragazzo dice – I' non la intendo – È da pigliar de' nerbi o ver querciuoli,

E picchiatelo forte a nodo a nodo, E chiamatel furfante a tutto pasto: A un bisogno e' c'è il martello e 'l chiodo Per crocifigger chi l'avesse guasto.

Questo de l'insegnar cristiano è il modo, Così il fanciullo vien saputo e casto. Ma deh prima il catasto Insegnategli e la negromanzia,

Che non la storia e la geografia. Questa è una cosa ria, Questo è razionalismo di quel fino: Contentisi il ragazzo al Bellarmino.

Oh che giovin divino, Se di nulla mai chieggavi ragione Credendo tutto a tutte le persone! E creda anche al forcone

Di Satanasso o ver di Lucibello E a le penne de l'agnol Gabriello, Ed a lo spiritello O spiritelli che vengano a schiere

E al diavolo grande e a le versiere, E che le fattucchiere Piglin forme di cagne o vuoi di gatte, Ed a tant'altre autorità sí fatte.

E così si combatte In prò de' nostri italiani vecchi, E questo è il classicismo di parecchi! O bonzi, o mozzorecchi,

Voi fiorirete i ginnasi e' licei D'Ecceomi e Barabbi e Zebedei.

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