Deh balii de la lingua, affeddiddio
Che questo a punto a punto è il vostro caso,
E voi potete pur darmi di naso
Menando gran rumor del fatto mio.
Guardivi sant'Anton come rimaso
D'un franciosismo al laccio or son anch'io;
E cancher venga al nemico di Dio
Che pria la rima n'arrecò in Parnaso.
Ch'io veggio correr fuora a gran baldanza,
Pur me ammiccando con un risolino,
Molti linguisti di molta importanza.
E' vanno per consigli a l'Ugolino.
Deh, statevi per Dio: de l'ignoranza
Da per me mi chiarisco, e mi v'inchino.
Or dal vostro cammino
Qua voltatevi voi primi, aramei
Che studiate la lingua in su' caldei,
Indiani e giudei;
E voi che fate i be' vocabolisti,
E voi che rivedete i trecentisti
Né mai gli avete visti,
E voi che siete sí gran barbassori
Che pur al Gello appuntate gli errori.
Tra i magni espositori
Non manchi qui con le scritture sue
Quel ser cotal che fu suocero al bue.
Ora stommi in tra due,
S'anche m'abbia a chiamar quelli autoroni
Che il Leopardi affastellano e il Manzoni
Per entro i lor prosoni.
Deh sì, venite tutti a schiere a schiere:
Che al corpo non vuo' dir del miserere
Mi farete piacere.
Ne le brache mettetemi le mani,
Levate via la pulce, e andate sani.