Era un giorno di festa, e luglio ardea Basso in un'afa di nuvole bianche: Ne la chiesa lombarda il dì scendea Per le bifori giallo in su le panche.
Da la porta arcuata, che i leoni Millenni di granito ama carcar, Il rumor de la piazza e le canzoni E i muggiti veniano in fra gli altar.
La messa era cantata, ed i boati De l'organo chiamavano il Signore. In fondo de la chiesa due soldati Guardavan fisi ne l'altar maggiore.
Tra quella festa di candele accese, Tra quella pompa di broccati e d'òr. Ei pensavan la chiesa del paese Nel mese di Maria piena di fior.
Sotto la volta d'una bruna arcata, In tra due rosse colonnette snelle, Stava la bella donna inginocchiata, Giunte le mani, senza guanti, belle.
Umido a la piumata ombra del nero Cappello il nero sguardo luccicò, E in un lampo di fede il suo mistero Quel fior di giovinezza a Dio mandò.
Io vidi, come un dì Guido vedea, Uscir da quei levati occhi una stella, E da i labbri, che a pena ella movea, Un'alata figura d'angelella.
La stella tremolando un lume pio Sorridea, sorridea, non so a che; Salìa la supplicante angela a Dio Chiamando in atti – Signor mio, mercé.
Si volse il prete a dire: Ite. Potente Ruppe il sole a le nubi sormontando, E incoronò d'un'iride scendente La bella donna che sorgea pregando.
Corse tra le figure bizantine Vermiglio un riso come di pudor; Ma la Madonna le pupille chine Tenea su 'l figlio, e mormorava – Amor.
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