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1835–1907

LXVII

Giosue Carducci

Maggio, idillio di Dante e Beatrice, Che di tentazïoni Le vie, d'acacie infiori la pendice, Le case di mosconi:

Maggio, che sovra l'ossa ed i carcami Rose educhi e viole, Ed al postribol de la vita chiami Divin lenone il sole:

Con le dolci memorie e i cari affanni, Maggio, da me che vuoi? Le sono storie omai di tremil'anni; Vecchio maggio, m'annoi!

Va', molli sonni reca e susurranti Ombre a pastori e cani, A Maria fiori e litanie, briganti De l'arsa Puglia a i piani:

Va' da maggesi e da nidi e da fronde Ti cantin selve e prati, E ti bestemmi chi ne l'ossa asconde Di Venere i peccati:

A questo tuo, che fra cortili e mura M'irride, etico raggio, Io tempro una canzon forte e sicura, E te la gitto, o maggio.

Lo so: roseo fra' tuoi molli vapori Espero in ciel ridea, E tra le prime stelle e i primi fiori Ella uscì come dea.

De le vïole onde avea colmo il grembo Gittommi; e il volto ascose, E fuggì. Sento il suo ceruleo lembo Sibiliar tra le rose

Ancora: ancor su la sua testa bella Soavemente inchina Vedo tremar dal puro ciel la stella, La stella vespertina.

E da la valle un fremito salìa, Un nembo inebrïante; E correa per i colli un'armonia; Ed io pensava, o Dante,

A te, quando t'arrise un verecondo Viso tra i bianchi veli, E tu sentivi piovere su 'l mondo Amor da tutti i cieli.

– Come al sol novo un desio di vïola S'apre il mio cuore a te. La costoletta mi ritorna a gola: Fa' venire il caffè. –

Così diceami un giorno de i cortesi Ippocastani al rezzo. Deh, quante dinastie di re cinesi Passaro in questo mezzo?

Or son quell'io? e questo è quel mio cuore, Questo che in sen mi batte, Qual procellosa l'ala del condore Su l'alte selve intatte?

Oh come solo il mio pensiero è bello Ne la sua forza pura! Oh come scolorisce in faccia a quello Questa vecchia natura!

Oh come è gretta questa mascherata Di rose e di vïole! Questa volta del ciel come è serrata! Come sei smorto, o sole!

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