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1835–1907

LXI

Giosue Carducci

La luminosa testa Dritta al ciel sorridea, E il collo si volgea – roseo fulgente. La fronte splendiente,

Alta, serena, bella, E la rosa novella – del suo viso E il freschissimo riso Di pura giovinezza

Mi svegliaron dolcezza – nova in cuore. Ma di soave orrore Tutto mi sbigottiva De la persona diva – il portamento.

Ondeggiava co 'l vento A l'aere mattutina La vesta cilestrina – e il bianco velo. Così donna dal cielo

Mi passava d'avanti Angelica in sembianti – e tutta accesa. La mente mia sospesa Pur a lei riguardava,

E l'alma quietava – sospirando. Poi dissi: “Or come, or quando Fu la terra sí degna Che tal d'amore insegna – in lei si posi?

Che padri avventurosi Al secol ti donaro? Che tempi di portaro – così bella? Qual più serena stella

Prima forma t'accolse? Qual divo amor t'avvolse – del suo lume? Ben fia l'uman costume Volto a segno felice

Se di te beatrice – si ricrea”. – «Non donna, io sono idea Che a l'uomo il ciel propose Quando de l'alte cose – ardean gli studi,

E i cuor non anche nudi Di lor potenza ignita Combattean con la vita – aspra e co 'l vero, E al valido pensiero

E a la balda speranza Dièr l'armi di costanza – amor e fede. Allor d'aerea sede Tra quei gagliardi io venni,

Ed accesi e sostenni – le tenzoni, E stretta a' miei campioni Fei ne l'amplesso forte Bella parer la morte – e la disfatta.

Da i vaghi ingegni tratta In versi ed in colori Io vagai tra gli allori – in riva d'Arno. Voi mi cercate indarno

Ne' vostri angusti lari. Non Bice Portinari, – io son l'idea».

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