Skip to content
1835–1907

LVIII

Giosue Carducci

Fama è che allor Prometeo, fuggendo Le sedi auree d'olimpo e de le sfere L'immortal suono, al nostro mondo errasse Peregrino divin. Muto correa

Il sole almo e la luce Per l'infinito oceàno, e del mondo L'ignota solitudine tacea: Deserta s'accogliea

La greggia umana a l'ombra De la gran selva de la terra: ed egli Seco recava nel fatal cammino Il rapito dal ciel fuoco divino.

Se non che dura a tergo Gli si premea la Forza e la ferrata Necessità: scuotea l'una i legami De l'adamante eterno, e l'altra i chiovi

Con la imminente mano Su la fronte stendea del gran Titano: Mentre il Saturnio ne la rupe infame Instigava del negro augel la fame.

Ma rinfiammò in Orfeo L'inestinguibil foco, ed egli mosse Il duro sasso de le umane menti Citareggiando e le foreste aurite;

Fin che pittore de l'uman pensiero Pari a' numi ed al fato alzossi Omero.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
LVIII · Giosue Carducci · Poetry Cove