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1835–1907

LVII

Giosue Carducci

Su 'l viso de l'amore La rosa illanguidì, Senza lasciarmi un fiore La gioventù fuggì.

Lo stuol de l'ore danza Lontano omai da me: Con esse è la speranza, L'illusion, la fé.

Gli affetti alti ed intensi Cui fu negato il fin, I desidèri immensi Irrisi dal destin,

Tutti nel mio pensiero Tutti sepolti io gli ho; E al fósco cimitero Custode fósco io sto.

Ma i nervi ancora ho forti: Beviam, beviamo ancor: Beviam, beviamo a i morti; Con essi sta il mio cuor.

Sotto la terra nera Giaccion ad aspettar; La dolce primavera Forse li fa svegliar.

Senton de i freschi venti L'alito ed il sospir, Senton fra l'ossa algenti La verde erba salir.

Lo senti il dolce aprile, Il sol lo vedi tu? O pargolo gentile, Solo tu sei laggiù?

Dal suo lontano avello Ti parla, o fanciullin, Il bianco mio fratello Dal bel castaneo crin?

Gli avi ne i giorni fóschi Ti vengono a cullar, L'uno da i colli tóschi, L'altro dal tósco mar?

O sola e mesta al petto La madre mia ti tien? Riposa, o fanciulletto, Sopra il fidato sen.

Beviamo. Ahi che nel cielo Impallidisce il sol, E mi circonda il gelo, E si sprofonda il suol.

Come uno stuol di gufi A vecchio monaster, Tra gli umidicci tufi Singhiozzano i pensier.

Per questo buio fondo Chi è chi è che va? Esiste ancora il mondo, La gioia e la beltà?

Ne' lucidi paesi Ancora esiste amor? Io giù tra' morti scesi Ed ho sepolto il cuor.

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