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1835–1907

LVI

Giosue Carducci

Chi mi rimembra la speranza altera Che giacque fulminata entro il mio core? Te ragguardò con mite occhio d'amore Su 'l nascer tuo Melpomene severa.

Canta; e de gl'inni tuoi l'ala guerriera A vol segua il risorto italo onore: Canta; ed infondi a' cor di quel valore Che gli rapisca a più sublime sfera.

Male co' dì novelli ahi mal s'accorda Alma che da' sepolcri anche s'ispira, E a lei risponder la camena è sorda. Veggo il suo vel fuggente: e a la mia lira

Rompon, amico, omai l'ultima corda Increscioso dispetto e steril'ira.

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