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1835–1907

IX

Giosue Carducci

Cantano i miti – Fuse Prometeo nel primigenio fango animandolo la forza d'insano leone: l'uomo levandosi ruggì guerra.

Dal rosso Adamo crebbe a l'esilio il lavorante primo: soverchio gli parve nel mondo un fratello: truce rise su 'l percosso Abele. –

Quindi gorgoglia sangue ne i secoli la faticosa storia de gli uomini, dal Pàrthenon grande a la tua casa candida, Vashingtòno.

Su l'orso a terra steso rizzandosi il troglodita brandì ne l'aere la clava, da i muscoli al cuore fervere sentendo la battaglia.

I feri figli giocando al vespero nel sol rossastro luccicar videro tra i massi cruenti la selce, e l'acuirono per la strage.

Poi de le cose di fuor le imagini calde riflesse nel mental fosforo per mezzo l'april vaporante ebri rapiangli, barcollando,

da i palafitti laghi, da i fumidi antri scavati. Ahi, verzicarono le biade, pria magre su 'l colle, nel lavacro de le vene umane.

Dal superato colle i superstiti guardaro: i fiumi vasti, l'oceano moltisono, le caliganti alpi percossero di stupore

i petti aneli verso il dominio, le menti accese del vago incognito. Il pin fu gettato su l'onde, da i cerchi di pietre in vetta al monte

tonaro i foschi dèi de le patrie, da i chiusi ostelli le donne risero e quindi la guerra perenne, cavalla indomita, corse il mondo.

Pria che 'l falcato ferro de l'arabo profeta il culto suada a i popoli de l'unico Allah solitario, e intorno al sepolcro scoverchiato

del crocefisso ribelle a Jeova arda il duello grave ne' secoli tra l'Asia e l'Europa, onde fulse a gli ozi barbari luce e vita;

oh ben pria manda l'aurea Persepoli gli adoratori del fuoco a gl'idoli contro, onde sonò Maratone inclita storia ne le genti,

e Zeus su 'l trono de gli Achemenidi, nume pelasgo d'Omero e Fidia, ascese co 'l bello Alessandro ed Aristotele meditava.

Dal Flavio Autari che il longobardico destriero a l'asta spinge nel Ionio sereno ridentegli dopo lungo errare armato, al venturiere

che uscito a vista del Grande Oceano cavalca l'onde nuove terribili armato di spada e di scudo pe 'l regio imperio de la Spagna,

una fatale sublime insania per i deserti, verso gli oceani, trae gli uomini l'un contro l'altro co' numi, co 'l mistico avvenire,

con la scienza. Su le Piramidi il Bonaparte quaranta secoli ben chiama. Colà dove mummie dormono inutili Faraoni,

al musulmano solenne, al tacito fellah curvato, tra sfere e circoli, ei parla i diritti de l'uomo: ondeggiano in alto i tre colori.

Oh, tra le mura che il fratricidio cementò eterne, pace è vocabolo mal certo. Dal sangue la Pace solleva candida l'ali. Quando?

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