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1835–1907

IV

Giosue Carducci

Tu, mesta peregrina, il dolce nido Lasci e de l'aer nostro il novo gelo: T'invita più benigno ardor di cielo E primavera di straniero lido.

E me lasci che tristi ore divido Pur co 'l dolore onde i lassi occhi velo. Tornerà tempo che senz'ombra o velo Si porga l'aer nostro a te più fido.

Allor candidi soli; allor fiorente Il colle e il piano; allor tutto d'amore Ti riconsiglierà soavemente. Né allor ti sovverrai l'uman dolore

Di che si piange or qui. Non acconsente Al pianto, e oblia, de' fortunati il core.

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