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1835–1907

III

Giosue Carducci

Chi me de' canti omai memore in vano Poi che dal nido mio giacqui diviso, Chi me al ciel patrio e de gli amici al viso Rende toscano,

Dove più largo ne' bei piani a l'onda Laboriosa il freno Arno concede E di trionfi solitari vede Grave la sponda?

Vola il pensiero trepidando e posa A una nota magione or tutta in festa. Piange la madre e i bianchi veli appresta: Ecco la sposa.

Seco il garzone a cui l'intimo affetto Traluce e ride su la faccia pura E ne l'eloquio l'anima secura E il savio petto.

Oh a me del vin cui più sottil maturi Tsca vendemmia per le aeree cime Versate, amici. Io dal bicchier le rime Chieggo e li augùri.

E d'Alice dirò la chioma bruna, La tenue fronte e i lunghi sguardi e lenti, Come in queta d'april notte pioventi Raggi di luna.

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