Skip to content
1835–1907

III

Giosue Carducci

Ahi ahi l'ora nefanda! Dal Tebro fiutando la preda la lupa vaticana s'abbatte su l'Erìdano. De la bocca agognante con l'atra mefite ella fuga turbato l'usignolo tra gli allori cantando.

D'Armida e di Rinaldo cantava: cantava Clorinda con l'elmo e l'auree trecce, ed Erminia soave. Salgono su per l'aere dal canto le imagini: bionde maliarde sorprese dal lusingato amore:

vergini sospirose, che timide i ceruli sguardi giran, chinando il viso pallido di desio. Tutte fuggîr le belle davanti a la lupa, che tetra digrigna i bianchi denti, mette ululati e avanza.

Tutti su' grandi scudi velaro i guerrieri le croci, e dileguâr fantasmi per le insorte tenèbre. La lupa con un guizzo del rabido artiglio la bianca aquila ghermì al petto, la straziò ne l'ale.

Maledetta sie tu, maledetta sempre, dovunque gentilezza fiorisce, nobiltade apre il volo, sii maledetta, o vecchia vaticana lupa cruenta, maledetta da Dante, maledetta pe 'l Tasso.

Tu lo spegnesti, tu; malata l'Italia traesti co 'l suo poeta a l'ombra perfida de' cenobii. Pallido, grigio, curvo, barcollante, al braccio il sostiene un alto prete rosso di porpora e salute.

O Garibaldi, vieni! L'espiazione d'Italia con la virtù d'Italia su questo colle adduci. Corra nobile sangue d'Arganti e Tancredi novelli risorti da Camillo per la Solima nostra.

Che Sant'Onofrio? È questa la vetta superba di Giano, fortezza de' Quiriti, cuna santa d'Italia: onde io, Ferrara, madre de ritale muse seconda, questo vindice canto su 'l nostro Po t'invio.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
III · Giosue Carducci · Poetry Cove