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1835–1907

II

Giosue Carducci

Sbarrate la soglia, chiudete ogni varco, Gittatemi intorno densissimo un vel! D'orribile sogno mi preme l'incarco: Ho visto di giallo rifulgere il ciel.

Un lezzo nefando d'avello e di fogna Uscia dal palagio che a fronte ci sta: Le vecchie campane sonavano a gogna Di Piero Capponi per l'ampia città,

E giù da' bei colli che a' dì del cimento Tonavan la morte su 'l fulvo stranier Un suon di letane scendea lento lento E pallide torme dicean – Miserer. –

Con giunte le mani prostrato il Ferruccio Al reo Maramaldo chiedeva mercé, E Gian de la Bella levato il cappuccio Mostrava lo schiaffo che Berto gli diè.

E Dante Alighieri vestito da zanni Laggiù in Santa Croce facea 'l ciceron. Diceva – Signori, badatevi a' panni! Entrate, signori: voi siete i padron.

Che importa se l'onta più, meno, ci frutti? Io sono poeta, né so mercantar. Il ghetto d'Italia dischiuso è per tutti. Al popol d'Italia chi un calcio vuol dar? –

E dietro una tomba vid'io Machiavello De gli occhi ammiccare con un che passò E dir sotto voce – Crin morbido e bello, Sen largo ha mia madre; né dice mai no.

Son fòri fulgenti di dorie colonne I talami aperti di sue voluttà: Su 'l gran Campidoglio si scigne le gonne E nuda su l'urna di Scipio si dà. –

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