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1835–1907

I

Giosue Carducci

Da i gradi alti del circo ammantellati Di porpora, esse ritte Ne i lunghi bissi, gli occhi dilatati Le pupille in giù fitte,

Abbassavano il pollice nervoso De la mano gentile. Ardea tra bianche nuvole estuoso Il sol primaverile

Su le superbe, e ne la nera chioma Mettea lampeggiamenti. Fremea la lupa nutrice di Roma Ne i lor piccoli denti,

Bianchi, affilati, tra le labbra rosse Contratte in fiero ghigno. Un selvatico odor su da le fosse Vaporava maligno.

Era il sangue del mondo che fervea Con lievito mortale, Su cui provava già Nemesi dea Al vol prossimo l'ale.

E le nipoti di Camilla, pria Di cedere le mani A i ferri, assaporavan l'agonia De' cerulei Germani.

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