Mènte chi dice ch'ove il core avvampa
Secondi l'aura de l'acceso ingegno.
Avrei ben io d'infame eterna stampa
Segnato in fronte questo gregge indegno.
Feroce forse come il tuo m'accampa,
Dante padre, nel cuore odio e disdegno;
Ma chiusa rugge la vorace vampa
Me distruggendo, e mai non giunge al segno.
Altri laghi di pegola, addensata
Di serpenti di mostri e dimon duri
Altra e duplice bolgia avrei scavata;
E v'avrei co' suoi monti e co' suoi muri,
Come uno straccio lurido, gettata
Questa terra di Fucci e di Bonturi.