Ferrara, su le strade che Ercole primo lanciava ad incontrar le Muse pellegrine arrivanti, e allinearon elle gli emuli viali d'ottave storiando la tomba di Merlino profeta,
come, o Ferrara, bello ne la splendida ora d'aprile ama il memore sole tua solitaria pace! Non passo i luminosi misteri vìola né voce d'uomo: da i suburbani pioppi il tripudio corre
de gli uccelli su l'aura del pian lungi florido. Come ne le scendenti spire de la conchiglia un'eco d'antichi pianti, un suono di lungo sospiro profondo dal grande oceano ond'ella strappata fu, permane;
così per le tue piazze dilette dal sole, o Ferrara, il nuovo peregrino tende le orecchie e ode da' marmorei palagi su 'l Po discendere lenta processione e canto d'un fantastico epos.
Chi è, chi è che viene? Con piangere dolce di flauti, tra nuvola di cigni volanti da l'Erìdano, ecco il Tasso. Lampeggia, palazzo spirtal de' diamanti; e tu, fatta ad accorre sol poeti e duchesse,
o porta de' Sacrati, sorridi nel florido arco! d'Italia grande, antica, l'ultimo vate viene. Ei fugge i colli dove monacale tedio il consunse, ei chiede i luoghi dove gioventù gli sorrise.
Castello d'Este, in vano d'arpie vaticane fedato, abbassa i ponti, leva l'aquila bianca. Ei torna. Non Alfonso caduco gli mova a l'incontro, non mova Leonora, matura vergine senz'amore;
ma Parisina ardente dal sangue natal di Francesca, che del vago Tristano legge gli amori e l'armi; ma, posando la destra su 'l fido levrier, Leonello verde vestito; parla di Cesare al Guarino.
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