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1835–1907

I

Giosue Carducci

Come tra 'l gelo antico S'affaccia la viola e disasconde Sua parvola beltà pur de l'odore; Come a l'albergo amico

Co 'l vento ch'apre le novelle fronde La rondinella torna ed a l'amore: Rifiorirmi nel core Sento de i carmi e de gli error la fede;

Animoso già riede De le imagini il vol, riede l'ardore Su l'ingegno risorto; e il mondo in tanto Chiede al mio petto ancor palpiti e canto.

Luce di poesia, Luce d'amor che la mente saluti, Su l'ali de la vita anco s'aderge A te l'anima mia,

Ancor la nube de' suoi giorni muti Nel bel sereno tuo purga e deterge: Al sol così che asperge Lieto la stanza d'improvviso lume

Sorride da le piume L'infermo e 'l sitibondo occhio v'immerge Sin che gli basta la pupilla stanca A i colori de la vita, e si rinfranca.

Quale nel cor mal vivo Dolore io chiusi, poi che la minaccia Del tuo sparir sostenni, e quante pene! Tal del seguace rivo

A poco a poco inaridir la traccia L'arabo vede tra le mute arene, E sente entro le vene L'arsura infuriar, e mira, ahi senso

Spaventoso ed immenso!, Oltre il vol del pensiero e de la spene Spaziare silente e fiammeggiante Il ciel di sopra e 'l gran deserto innante.

E giace, e il capo asconde Nel manto, come a sé voglia coprire La vista, che il circonda, de la morte: E il vento le profonde

Sabbie rimove e ne le orrende spire Par che sepolcro al corpo vivo apporte: I figli e la consorte Ei pensa, ch'escon de le patrie ville

Con vigili pupille Del suo ritorno ad esplorar le scorte, E in ogni suono, ch'a l'orecchio lasso Vien, de' noti cammelli odono il passo.

Or mi rilevo, o bella Luce, ne' raggi tuoi con quel desio Ond'elitropio s'accompagna al sole. Ma de l'età novella

Ove i dolci consorti ed ove il pio Vlto e l'amico riso e le parole? Come bell'arbor suole Ch'è dal turbin percosso innanzi il verno,

Tu mio fratello, eterno Mio sospiro e dolor, cadesti. Sole, Lungi al pianto del padre, or tien la fossa Pur le speranze de l'amico e l'ossa.

O ad ogni bene accesa Anima schiva, e tu lenta languisti Da l'acre ver consunta e non ferita: Tua gentilezza intesa

Al reo mondo non fu, ché la vestisti Di sorriso e disdegno; e sei partita. Con voi la miglior vita Dileguossi, ahi per sempre!, anime care;

Qual di turbato mare Tra i nembi sfugge e di splendor vestita Par da l'occiduo sol la costa verde A chi la muta con l'esilio e perde.

Dunque, se i primi inganni M'abbandonaro inerme al tempo e al vero, Musa, il divin tuo riso a me che vale? Altri e fidenti vanni,

Altro e indomito al dubbio ingegno altero Vorriasi a te seguir, bella immortale, Quand'apri ardente l'ale Vèr' l'infinito che ti splende in vista:

A me l'anima è trista; Perdesi l'inno mio nel vuoto, quale Per gli silenzi de la notte arcana Canto di peregrin che s'allontana.

Ma no: dovunque suona In voce di dolor l'umano accento Accuse in faccia del divin creato, E a l'uom l'uom non perdona,

E l'ignominia del fraterno armento È ludibrio di pochi, è rio mercato, E con viso larvato Di diritto la forza il campo tiene

E l'inganno d'oscene Sacerdotali bende incamuffato, Ivi gli amici nostri, ivi i fratelli. Intuona, o musa mia, gl'inni novelli.

Addio, serena etate, Che di forme e di suoni il cor s'appaga; O primavera de la vita, addio! Ad altri le beate

Visioni e la gloria, e a l'ombra vaga De' boschetti posare appresso il rio, E co 'l queto desio Far di sé specchio queto al mondo intero:

Noi per aspro sentiero Amore ed odio incalza austero e pio, A noi fra i tormentati or convien ire Tesoreggiando le vendette e l'ire.

Musa, e non vedi quanto Tuon di dolor s'accoglie e qual di sangue Tinta di terra al ciel nube procede? Di madri umane è pianto

Cui su l'esausta poppa il figlio langue; Strido è di pargoletti, e del pan chiede: È sospir di chi cede Vinto e in mezzo a la grave opera cade,

Di vergin che onestade Muta co 'l vitto; e di chi più non crede E disperato nel delitto irrompe È grido, o cielo, e i tuoi seren corrompe.

Che mormora quel gregge Di beati a cui soli il ciel sorride E fiorisce la terra e ondeggia il mare? Di qual divina legge

S'arma egli dunque e che decreti incide A schermir le crudeli opere avare? Odo il tuono mugghiare Su ne le nubi, e freddo il vento spira.

Del turbine ne l'ira E tra i folgori è dolce, inni, volare. L'umana libertà già move l'armi: Risorgi, o musa, e trombe, siano i carmi.

Canzon mia, che dicesti? Troppo è gran vanto a sì debili tempre: Torniam ne l'ombra a disperar per sempre.

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