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1835–1907

CIII

Giosue Carducci

Mio padre era un balordo astemio Cesare, Un sornione in trono: Io bevo la mia zozza, ed un magnanimo Imperatore io sono.

Oh magica bevanda, indovinata Dal mio paterno core! Io bevo la mia zozza, e si dilata La Cina tutta in fiore.

Il mio regno del centro apre e si spampana Come un bocciuol di rosa. Io quasi quasi un uom divento, e gravida Si trova la mia sposa.

È una cuccagna! I moribondi in festa Dànno calci a le bare: Del mio Confucio imperial la testa Annaspa idee più chiare.

A' miei prodi soldati il pan di segala Diventa mandorlato, E gli straccioni de l'impero marciano Tutti in seta e in broccato.

Quegli invalidi frolli, quelle ignude Zucche de' mandarini, Ripigliano il vigor di gioventude E scuotono i codini.

Compiuta è al fin la gran pagoda, mistico Asil di fede e imago: Già gli ultimi giudei vi si battezzano E han l'ordine del drago:

Posa ogni senso di ribellione, E gridano i Mansciù: – Noi non vogliam la costituzione, Noi vogliamo il kansciù,

Vogliam la verga! – Il medico di corte Fa gli occhi spaventati. Esculapio, io vo' ber fino a la morte Per il ben de' miei stati.

E zozza ancora! e zozza ancora! un gócciolo Ancor di questa manna! Il mio popol, vedete, è in visibilio, E canta – Osanna osanna!

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