Non contro te suoni maligno il verso,
Terra a cui non risposi
Amor già mai, cui sol vidi traverso
I sogni lacrimosi
De l'infanzia. O sedente al tirren lido
Poggiata il fianco a i monti,
A dio, Versilia mia, ligure nido
Di longobardi conti!
Se da le donne tue maschia dolcezza
Tenne il mio tósco accento,
Io non voglio i tuoi marmi, o Serravezza,
Per il mio monumento.
Pe 'l monumento che vo' farmi vivo,
Lungi da la mia culla
Cerco altri marmi mentre penso e scrivo,
Che non costano nulla.
Altrui le glorie. O dïamante bianco
Entro gli azzurri egei,
Paro gentil dal cui marpesio fianco
Uscian d'Ellas gli dèi,
Tu, che tra Nasso ove Arïanna giacque
In seno al bello iddio,
E Delo errante dove Febo nacque
Nume de' greci e mio,
Archiloco vedesti a i giambi ardenti
Scior fra i tuoi nembi il freno
E de' tristi alcïoni in fra i lamenti
Ir l'elegia d'Eveno,
A me d'Italia Archiloco omai lasso
Ed Eveno migliore
Dona, Paro gentil, tanto di sasso
Ch'io v'intombi il mio cuore.
Questo cuore che amor mai non richiese
Se non forse a le idee
E che ferito tra le sue contese
Ora morir si dee,
Vo' sotterrarlo, e mi fia dolce pena
Ne l'opra affaticarmi:
O Paro, o Grecia, antichità serena,
Datemi i marmi e i carmi.