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1835–1907

9

Giosue Carducci

Non contro te suoni maligno il verso, Terra a cui non risposi Amor già mai, cui sol vidi traverso I sogni lacrimosi

De l'infanzia. O sedente al tirren lido Poggiata il fianco a i monti, A dio, Versilia mia, ligure nido Di longobardi conti!

Se da le donne tue maschia dolcezza Tenne il mio tósco accento, Io non voglio i tuoi marmi, o Serravezza, Per il mio monumento.

Pe 'l monumento che vo' farmi vivo, Lungi da la mia culla Cerco altri marmi mentre penso e scrivo, Che non costano nulla.

Altrui le glorie. O dïamante bianco Entro gli azzurri egei, Paro gentil dal cui marpesio fianco Uscian d'Ellas gli dèi,

Tu, che tra Nasso ove Arïanna giacque In seno al bello iddio, E Delo errante dove Febo nacque Nume de' greci e mio,

Archiloco vedesti a i giambi ardenti Scior fra i tuoi nembi il freno E de' tristi alcïoni in fra i lamenti Ir l'elegia d'Eveno,

A me d'Italia Archiloco omai lasso Ed Eveno migliore Dona, Paro gentil, tanto di sasso Ch'io v'intombi il mio cuore.

Questo cuore che amor mai non richiese Se non forse a le idee E che ferito tra le sue contese Ora morir si dee,

Vo' sotterrarlo, e mi fia dolce pena Ne l'opra affaticarmi: O Paro, o Grecia, antichità serena, Datemi i marmi e i carmi.

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