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1835–1907

8

Giosue Carducci

Va', ditirambo mio triste e giocondo, Vola dove ti frulla. Nulla tu cerchi per l'immenso mondo E non ci trovi nulla.

Nuova terra altri chieda o nuovo polo E lontani orizzonti: Sol ch'io potessi riposare il volo Su' miei paterni monti!

Al sol che tra le selve snelle mira Co 'l tremolar de' raggi, Nel suol molle di musco che respira Desii di fior selvaggi,

Giacciono i sogni miei, fanciulli stanchi Che s'addormîr piangenti: Cantan tra verdi faggi e marmi bianchi I ruscelli e i torrenti.

Per quell'angol di terra, ecco io darei Quale più benedetto Lembo di cielo occorra a' versi miei Quando faccio un sonetto;

E ci fare' un sonnetto. A l'ombra amica De le memori piante Mi cullerebbe ne la strofe antica La rima miagolante.

O gravi rime sbadiglianti in are, O tenui rime in io, Dite voi come è dolce riposare Su 'l terreno natio.

I patrii sassi vi pungon le schiene Con accoglienza onesta, Ed i mosconi de le patrie arene Vi fan d'intorno festa.

Zu, zu, cari mosconi. Come stanno Le vespe e i calabroni? Ci fûr di molte vipere quest'anno Giù pe' patrii burroni?

E gli amici? e i parenti? Oh nuove gioie! Oh quanti fidi cuori! Oh bel portare a spasso le sue noie Tra cotanti sudori!

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