Skip to content
1835–1907

5

Giosue Carducci

Il poeta barcolla e ha il capo grosso: L'ulcere del suo core Ei mette in mostra, come un nastro rosso De la legion d'onore.

– Quest'ulcera è al suo punto, ei dice, e questa Mi dee nobilitare. L'asinità de la vil gente onesta Si sgroppi a lavorare.

Noi angeletti de' liberi amori, Noi liriche farfalle Create a svolazzar su' cavolfiori E lambirne le palle,

Oggi al secol del ferro e del carbone Mutati in calabroni Con l'assenzio facciam la reazione, E sputiamo i polmoni.

Così, feriti al cuor, figli de l'arte, Siamo privilegiati: Dal facchinaggio uman stiamo in disparte Noi, sublimi ammalati.

Nostro lavoro è di portare in petto La question sociale. O contemplazion del lazzaretto! Datemi un serviziale..

Un serviziale rosso. Il contadino Bea ne la maledetta Risaia l'acqua marcia: io bevo il vino Per far la sua vendetta.

Canti sol chi la voce ha cavernosa, E pèste a la salute! Fiutate qua, canaglia vigorosa, Quest'ulcera che pute. –

Così urla, al mattin scialbo, su 'l canto D'una sudicia via; E tosse e rece fuor del petto affranto Vino, tabe, elegia;

E l'asino, che vien, de l'ortolano Lo fiuta con dimesso L'orecchio, e pensa – O idealismo umano, Affógati in un cesso. –

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
5 · Giosue Carducci · Poetry Cove