Quando ne la stagion nova fioriva
con celeste favor più la mia spene,
ecco fiero destin ch'a troncar viene
tutto quello ond'i' allor lieto gioiva.
Or morta Irene, un sol conforto avviva
l'alma ch'a debil filo omai s'attiene,
s'avvien che l'altrui canto in Ippocrene
ne' suoi pregi maggior la torni viva.
Ché se la roca e umil lira prendo,
ch'indegna di quel sacro almo collegio
rende', partendo lei, la doglia amara,
d'oscura lode il suo bel nome fregio,
e perché a darle eterna gloria intendo,
chiesi la vostra cetra illustre e chiara.