A voi, gran Tasso, a voi signor, che séte
quasi novo Anfion col dir facondo,
si dee quel che cortese a me porgete
caro e gradito sì, ma grave pondo.
Voi, che più illustri i pregi altrui rendete,
e l'uom schermite dal morir secondo,
se 'l vostro flebil canto rivolgete
a lei, che viva entro il mio petto ascondo,
fia che dal vostro esempio il mondo impari
a lagrimar la luce a noi sparita,
ch'innanzi terza il suo bel dì finio,
e ch'io seco ne pianga il danno mio,
il mal presente, e mia gioia fornita
al suon de' vostri accenti eterni e chiari.