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1478–1550

65

Gian Giorgio Trissino

Per quella strada, ove il piacer mi scorge, seguir conviemmi un'altra volta Amore, che de l'havuta libertà mi spoglia. Qual grazia, qual destino, o qual errore

nuovo pensiero a la mia mente porge, che 'n nuova servitù così l'envoglia? Deh, fa', Signor, che quel che mi dispoglia de l'usata mia forza, il mondo intenda,

e quel che accresce tanto il tuo potere, acciò che anchor di questo mio volere qualche accorto giudizio mi difenda, e le mie parti prenda,

mostrando ch'io lasciai né per scioccheza quel viver primo, né per tua fiereza. Ma perch'io ritrovai cosa fra noi tal che dolce mi fu (quell'altra vita

lasciando) entrar ne l'amorosa corte. E di questa dirò, s'alcuna aita al frale ingegno mio porger tu vuoi, Amore, e farlo a tanta impresa forte.

Dal dì che libertà mi rese morte, quanto amara tu 'l sai, fin a quest'hora, vissimi del mio stato assai contento, e benché Italia piena di tormento

fosse, nel quale anchor trista dimora, io de la patria fuora, privo di qualche ben de la fortuna, pur trappassava senza noia alcuna.

Quando una Donna, che dal Ciel discese, cui simil non vedran mill'anni e mille, le già spente faville incominciò destar soavemente;

e con le sante sue luci tranquille a poco a poco nel mio petto accese (che com'esca la prese) troppo soave fiamma, benché ardente.

Questa seppe così volger la mente nostra in pensar di lei, ch'altro pensiero non vuole, e non vorrà mentre ch'io viva; di questa, o parli o scriva,

fian tutti i detti miei, tal ch'io mi spero in rime, piene almen di ardente çelo, alzar la mia Cyllenia fin al Cielo. Perché di quante mai nel mondo foro

e sono e fian, si può sola costei veramente chiamar Donna perfetta. L'alta belleza che s'adorna in lei, le grazie e le virtù, s'hanno fra loro

concordi questa per su' albergo eletta, fin da quel dì che in culla pargoletta giacque, e crescendo poi così l'ornaro che non si vidde mai sotto la luna

cosa più rara; e ben solo, in quest'una si può dir che natura e Dio mostraro tutte lor forze: o caro dono del Cielo, e di que' spirti eletti

per supplire a gli humani altri difetti. E per dir quel che ogni altra cosa avanza, non credo che vedesse il mondo mai in tal favor del Ciel tanta humiltade;

il sangue, le riccheze, e altre assai grazie divine, e quell'alma sembianza che vince essa belleza di beltade, quanto più sono in lei perfette e rade,

tanto è d'haverle in se manco superba. Oh, se la voce il mio voler seguisse, e se la stanca man, che questo scrisse, sapesse dichiarir ciò che 'l cuor serba

farian parere acerba, e giovenile, ogni descritta lode da quanti ingegni il mondo admira et ode. Dunque da più bel Sol ch'io non descrivo,

tanto furo abbagliati gli occhi miei, che vinto mi rendei a quel Signor che un tempo havea lasciato. Il qual tanto è gentil ch'io non potrei

viver, s'io fosse di servirlo privo, che solamente vivo di que' begli occhi che mi fan beato. Così mi truovo in un felice stato,

ond'io ringrazio, Amor, la tua virtute, che m'ha condotto in servitù sì cara, e dato a la più rara Donna del mondo in man la mia salute.

Però, Canzon, quand'io sarò ripreso, dì che si guardi al nodo ond'io son preso.

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