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1478–1550

64

Gian Giorgio Trissino

Ben mi credeva in tutto esser disciolto da' tuoi legami, Amore, che distretto m'havean sì lungamente; hor son in lor, più che mai fosse, involto,

e sento che 'l mio cuore è circondato d'una fiamma ardente; ond'io volgo la mente spesse fiate al mio amoroso stato

e dico: — Hor sia lodato quello ardente, leggiadro, alto disire ch'a Donna sì gentil mi fa servire, che vince di belleza ogni altra bella,

come di luce il Sol vince ogni stella —. Tanta allegreza nel mio cuore abonda, vedendomi suggetto a così degno e grazioso impero,

che non posa giamai, se non come onda, e sempre il bello aspetto rapporta hor quinci hor quindi entro al pensiero. Ma più si face altiero

quando la Donna il volto gira, che ogniun ver lei rimira, come ver cosa che è dal Ciel discesa; et ella in sé raccolta tien suspesa

la vista sua, né vuol degnarne altrui; che sì perfetto ben riserba a nui. Amor, il tempo che di te fui privo, veramente non vissi,

perch'io stava come huom che è fuor di vita; che quel che è senz'amor, già non è vivo. Però di te non scrissi, né feci cosa mai molto gradita.

Tu se' colui ch'invita gli ingegni humani a gloriose imprese. Tu gentil, tu cortese sai fare ogniun che sta ne la tua corte.

Timido, riverente, ardito, forte, prudente, largo, facile e giocondo fai chi ti serve, onde s'adorna il mondo. Ogni gioia d'amor tanto è più cara,

quanto è più la beltate, e 'l valor de la Donna, onde discende; come il frutto de l'arbor, che ha più rara dolceza e più bontate,

se da l'aprica sua cima si prende. Così 'l mio ben transcende ogni amoroso ben che al mondo sia, perché la Donna mia

ogni cosa mortal vince d'assai. Non fu mai Donna, né sarà più mai, simile a questa, che nel ciel fu eletta per dimostrar quagiù cosa perfetta.

Dunque è ragion ch'io mi rallegri e cante, dapoi ch'io servo et amo tant'altamente, e ch'io mi veggio amare. Ho pur havuto il guidardone avante

ch'io serva, ond'io non bramo altro che sempre a tal servizio stare; che sola sa donare sommo diletto, senz'alcuna noia.

E quella è vera gioia, che vien senza dolor dietro al disio. Non è stato mortal simile al mio; sempre è tranquillo, e mai non vede guerra;

onde 'l più lieto son che viva in terra. So ch'io non parlo a pieno de la beltà, né del valor ch'è in lei; che i pochi detti miei

raccolto hanno di loro a pena l'ombra. Ma se 'l ver mai, che 'l mio parlare adombra, farassi in altra guisa manifesto, qualcun dirà: — Questa canzon m'ha desto —.

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