I pensier vaghi, i riposati giorni, le dolci notti e la tranquilla vita, ch'incominciava haver dopo le pene, col grave dipartir de la mia Donna
sono spariti, anzi conversi in doglia, che gir farammi anchor giovane a morte. Troppo, ohimè, lasso, ad immatura morte, è giunto il mio riposo in pochi giorni,
ond'io vò lacrimando, e non per doglia di lei, ch'è certo in più beata vita, ma per pietà di me, che senza Donna sì cara vivo in sì gravose pene.
Io non curo però men dure pene, ma gravi sì, ch'io mi conduca a morte, per gir a stare in Ciel con la mia Donna, con cui vissi qua giù sì brievi giorni,
e vivo hor tanto; ahi miserabil vita, perché non fuggi inanzi a sì gran doglia? Di suspir in suspir, di doglia in doglia vò rimembrando le passate pene,
e la futura mia noiosa vita; e solo aspetto di fuggir per morte i pensier gravi, i faticosi giorni, le amare notti, senza la mia Donna.
Saggia, accorta, leggiadra e bella Donna mi venne in sorte ad allentar la doglia, ch'i' havea nei vaghi miei fioriti giorni; et hor che 'l fin venia di quelle pene
che nacquer meco, hàmmela tolta morte; onde per morte ho dolorosa vita. Ma tu che sei, vivendo in l'altra vita fatta vicina a la maggior tua Donna,
priegala per mercé che mandi morte a trarmi fuor di questa accerba doglia, in cui m'ha posto; acciò che senza pene possa gioire in quei beati giorni.
Che in questi giorni amari, in queste pene, in questa doglia il mio morir fia, Donna, un suave tornar da morte a vita.
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