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1478–1550

13

Gian Giorgio Trissino

Amor, da che 'l ti piace che la mia lingua parle de la sola beltà del mio bel sole, questo anco a me non spiace,

pur che tu vogli darle a tant'alto subietto, alte parole, che accompagnate, o sole, possino andar volando

per bocca de le genti, e con soavi accenti, mille belle virtù di lei narrando faccian per ogni cuore

nascer qualche disio di farle honore. Sai ben che non poss'io parlarne per me stesso, che la mia mente pur non la comprende,

perch'ella è come Idio, da tutto 'l mondo espresso, ma non inteso, e sol se stesso intende. il suo bel nome pende

prima dal suo bel viso, e dai celesti lumi pendeno i suoi costumi, tal che scesa qua giù dal paradiso

a tempo iniquo et empio fa di se stessa a se medesma exempio. Quando che a gli occhi miei prima costei s'offerse,

come stella ch'appare a meço 'l giorno, stupido alhor mi fei, perché la vista scerse cosa qua giù da fare il Cielo adorno.

Benedetto il soggiorno, ch'io faccio in questa vita, ove, s'hebbi mai noia, tutta è conversa in gioia,

vedendo al mondo una beltà compita, ne la quale io comprendo quell'ampie grazie che nel Cielo attendo. Poiché quell'harmonia

giù nel mio cuor discese, ch'uscio fra 'l meço di coralli e perle, dentr'a la anima mia così forte s'apprese,

che le note di lei mi par vederle, non che 'n l'orecchie haverle. O fortunato padre, che seminò tal frutto,

e tu, che l'hai produtto, beata al mondo sopra ogni altra madre, e più beata assai, se quel ch'io scorgo in lei vedesti mai.

Anchor dirò più avante, pur che 'l mi sia creduto (ma chi no 'l crede possa il ver sentire), sotto le care piante

più volte haggio veduto l'herba lasciva a pruova indi fiorire, visto ho dove il ferire de' suoi begli occhi arriva

in valle, in piaggia o in colle, rider l'herbetta molle, e di mille color farsi ogni riva, l'aere chiarirsi, e 'l vento

fermarsi al suon di sue parole attento. Ben sì come a rispetto de l'ampio Ciel stellato la terra è nulla, o veramente centro,

così del mio concetto quel c'haggio fuor mandato, è proprio nulla a par di quel ch'i' ho dentro. Veggio ben ch'i' non entro

nel mar largo e profondo di sue infinite lode, che l'animo non gode gir tanto inanzi, che paventa il fondo;

però longo le rive va raccogliendo ciò che parla e scrive. So, Canzonetta mia, c'harai vergogna gir così nuda fuore,

ma vanne pur, poi che ti manda Amore.

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