Skip to content
1668–1744

X

Giambattista Vico

Che insolito in me sento e raro e novo, onde in quest'egro afflitto, ch'al fondo mi premea, mortale incarco, più che spedita mai volar si vide

aquila altera o scitica saetta, fendo le nubi e m'ergo su le superbe, stolide, feroci, empie cime di Pelio, Ossa ed Olimpo?

Ecco di sfera in sfera, di pianeta in pianeta e d'astro in astro, il più puro del ciel squarcio e sorvolo. Deh! come già l'argivo legno occhiuto,

Perseo, le spoglie del famoso Alcide, e ogni altro che fissò la greca gloria a l'etra de' suo' eroi chiaro trofeo, mi fugge sotto e cade,

s'impicciolisce, si dilegua e sgombra! Oh quanto corto, oh quanto col suo lungo aguzzar l'occhio ne' vetri è quel che ne le stelle Urania osserva!

Poiché quanto le fredde sono minor de la gran fascia ardente, tanto maggior de la gran fascia ardente sparsa vegg'io d'inaccessibil luce

zona che cinge e tiene avvolto il mondo, ov'a note di ben saldo diamante alto vi leggo sculti i grand'imperi; i quai ben da una parte

tutti insieme attenuti latini e greci e assiri e medi e persi, con magnanimo sforzo ciascun tenta e s'adopra a sé di trarre

tutto l'orbe de' popoli e de' regni; ma da la parte opposta tutti col suo forte soave cenno pei vasti campi de l'immenso abisso

gli si strascina dietro il sommo Giove. Del divin cenno e nume a condur la grand'opra sono menti e virtù ministre elette;

a le quali fremendo dura necessità presta ubidisce, e con necessitade ben cento e mille Enceladi e Tifei,

di vizi vinti, debellati e domi, con cervici di bronzo e ferrei petti, con braccia e piante di ben duro acciaio, tra lo strido e 'l fragor d'aspre catene

gemono in eseguire il gran comando. Oh il mio pur troppo infermo occhio mortale! che là nel basso mondo, per ravvisare il vero

che nascondono in sé le cose umane, tutte scevere e sole tu le scorgevi, e sì scevere e sole l'umane cose nascondèanti il vero,

e ti dolea, con grave sdegno gentil de la ragion delusa, veder misero il giusto e 'l reo felice. Vedi ora, vedi, come

quelli che ti pareano e laidi e brutti, o dal fato scoppiati over dal caso usciti orrendi mostri, rapportati tra loro e ben intesi

quai ti presentan ora di bellissimi obbietti eterne forme. Su la grand'Asia il capo la superba Babelle alza e torreggia,

perché dipoi per Alessandro il Magno a la greca sapienza in Dario inchini. La perfida, feroce, alta Cartago, ch'ambiziosa affetta

su l'impero del mar quello del mondo, dal fulmin de la guerra inclito Scipio veduta appena e tòcca, consegrata cadeo

a la virtù romana, arsa e distrutta. Di sua felicitade ebbra ed insana, donna de le provincie, infuria ne' capricci e ne' piaceri

sfacciatamente dissoluta Roma, che per ornar di marmi e bronzi e d'oro parve insultare a la natura il fasto; com'a meraviglioso

splendid'ampio covile di tante crude, immani, orrende fiere, da l'aquilon gelato scendon barbare genti a darle il foco,

perché, quando a sì rei fini infelici pur condussero il mondo e la sapienza e la potenza umana, contro a le quai nimiche il vero Iddio

sostenne la celeste con prove di miracoli e martìri, quivi fermasse il regno sua veritade eterna,

la qual a un bene immenso ed immortale gli oracoli dettasse ai ver-credenti. Questa somma e sovrana gloria di Roma ond'è l'Italia in pregio,

che di questa di cui oggi nel mondo ne' mestieri di Marte e di Minerva non vede il sol più valorosa parte, i primi regi col possente Augusto

v'adorano divori il gran triregno; da minaccevol turbo di fiera guerra, in punto ch'a lei manca del catolico gregge il gran pastore,

posta in forse, di sé forte paventa. Quivi al grand'uopo e al paragon di tutti gli altri almi, incliti padri, ognun de' quali fôra degno pastor di tanto gregge,

il gran Clemente s'alza al sagro soglio. Tanto grand'uopo e paragon fan prova quanta virtù inalzovvi il gran Clemente.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
X · Giambattista Vico · Poetry Cove