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1668–1744

IV

Giambattista Vico

Se mai lieto seguendo il bel desio, ch'a farvi onor per lunga via mi mena, ebbi cura di voi, Muse immortali, poiché di grido in grido alma e serena

fama dal Reno a rallegrar uscìo tutte l'eterne cose e le mortali, narrando di due chiare alme reali gli alti imenei, donde ben ha ch'attenda

il mondo a' danni suoi certo ristoro; spirate al mio lavoro, con destarmi virtù, la qual m'accenda sì ch'adombrando in carte il gran concetto,

che move dal real nodo gentile, possa de l'opra mia tornarvi onore. E voi ch'a' vivi rai del primo Amore vi riscaldate, o sposi augusti, il petto,

se l'inchinarvi a picciol dono umìle vostra maggior grandezza egli è pur mai, questo più da vicin mirate omai serto di fior ch'ora vi tesse in voto

per mano de le Muse il cor divoto. Ché già dal fragil suo caduco velo peregrinando più la mente mia, cose vede oltre ogn'uso altère e belle:

vede da presso omai là dove pria il primo foco ne fe' adorno il cielo, tornarsi 'l sol, la luna e l'altre stelle. E già le sembra che si rinovelle

la gran serie lunghissima de' tempi, e ne rimeni l'innocente etade. O grazie al mondo rade! scorge ritratta da' più vivi esempi,

che prendon più de la divina luce, mandarsi a noi dal ciel novella prole, che colmerà d'opre leggiadre 'l mondo. E già sembra veder che 'l grave pondo

del ferro, dentro a cui fèro riluce il secolo, qual serpe incontra 'l sole, si scuota, e di nuov'òr tutto s'adorni; e a ritrovar la Vergine sen torni,

l'orme sue spente già dal cieco inganno, e dar nuovo principio al maggior anno. E per aprir l'alto consiglio eterno a tai fati e cotanti ormai la strada,

da cui per sì lung'uso il mondo è vòlto, a te, real signor, che de la spada a ciascun duce omai prisco e moderno, e per senno e per cor, la gloria hai tolto,

già commise la cura, ond'ei rivolto, per te, con oprar forza a la sua forza, si ravviasse a la virtude antica. E 'nvero ogni nemica

oste e le cieche avare voglie ammorza ratta così, che voi, alme leggiadre, che rischiarate ardenti e luminose quella parte del ciel ov'è più vivo,

quando tra noi qua giù lieto e giulivo verrete a far di voi l'augusto padre, ritroverete ne l'umane cose lievi e brev'orme sol di reo costume;

e di virtute il già sepolto lume fia che 'ncominci allor chiare e tranquille a farne riveder le sue faville. Quindi, real donzella al mondo sola,

perché del mondo il vasto impero degno sol fôra di quel tuo merto sovrano, che su qualunque cima alta d'ingegno lieve cotanto ed ispedito vola,

che aggiungerlo non può pensier umano, a sì egregio signor la santa mano non senza un alto nume or porgi in fede d'aver con lui la saggia mente unita:

ché tal cura gradita da mille etadi innanzi immobil siede altamente riposta in petto al Fato, che 'l mondo a far d'immortal prole adorno

scelse te, che immortal tutta somigli. Or, quando i cari teneretti figli (dolci premî d'amor) t'avrai mirato pargoleggiar vezzosamente intorno,

dando or a questi abbracci, or a quei baci, sarà quel dì de' più bassi e fallaci desiri sgombro, e sol vedremo e 'n parte per vaghezza di fama usarsi Marte.

Ma, da poi che i reali almi garzoni saran sì ne le forze iti avanzando che possa il ferro oprar la man guerriera, quanto l'essempio lor, l'armi adoprando

per la sola virtù, fia che ne sproni alzar le voglie a la suprema spera! O di grand'alme gloriosa schiera, or qui sì ch'abbandono il valor vostro;

né imaginar il so quanto devrei. Ma pur a' detti miei apri attento or il petto, o secol nostro: tutt'altro allor vedrai lieto e felice,

ché l'alta legge scritta in sen di Giove chiara si specchierà ne' nostri petti; e tempreranne sì gli umani affetti soavemente, che sol ciò che lice

fia che ne piaccia, e ciò che piace giove, e un nome avranno e l'utile e l'onesto. Ah! che però m'è l'aspettar molesto, pensando, o bella etate, a' tempi tuoi,

con gli uomini veder misti gli eroi. Or intendo che 'l Ciel voleasi dire allor che incontra la sua fé diletta sostenne armarsi l'Asia in mille schiere:

ond'ella tutta nel timor ristretta steasi aspettando già furori ed ire da tante mani ostil, crudeli e fère: e poi, sposa real, le destre altère

del tuo gran padre e non minor tuo sposo insiem congiunse a far la pia difesa. Né doppia fiamma accesa così, spirando spesso, Austro cruccioso

strugge biade, arde selve, incende armenti, e quanto pasce più, via più divora, fin ch'ogni cosa avrà spenta e distrutta, come a' danni del fior de l'Asia tutta

di celeste pietà co' petti ardenti i sovrani guerrier mostrârsi allora: tanto oprâro col senno e col coraggio! Allora 'l Ciel volle mostrarne un raggio

de la virtù del di lor germe espresso, che fia liberator del mondo oppresso. Quanta e qual dunque nova, altèra mostra farà Germania allor, di glorie eterne

atti usando sì degni e sì pregiati? Se 'n destinar le lor grazie superne ristasser mai le stelle, e a voglia nostra ne concedesse 'l Ciel comporre i fari,

fra me volgendo onor tanto laudati, non so se voi, del Reno abitatori popoli fortunati, unqua potreste voi medesmi di queste

fabricarvi qua giù glorie maggiori. Ch'i greci pongan pur ogni pensiero in gir al ciel con la terrena soma, e la terra adornar d'alte dottrine.

Sia cura de le chiar'alme latine oltre le vie del sol stender l'impero, e la ròcca del mondo essersi Roma. Altri studi sien d'altri almi e sovrani;

ché vostre arti saranno, o gran Germani, a lo Scita, a l'Etiope, a l'Indo, al Mauro riportar le virtù del secol d'auro. Però vittime, incensi e fiori offrite

divoti a lui, ch'al vostro onor fatale or con gli onesti e santi amori attende: ond'egli incontro a te, sposa reale, l'ali battendo de le voglie ardite,

come fenice al sol, tutto s'accende; ed entro il tuo splendor lieto s'incende di fiamme ond'arde in ciel la terza idea; se 'n mirar gli atti, il portamento e 'l viso,

quai tutti t'han diviso da l'altre donne, e ti somiglian dea, scorge bellezze in te, che quai per sorte vorrebberle i desir, tai sembran esse;

né inganno a' bei pensier fanno i desiri: onde versa per te caldi sospiri quel valoroso pien di senno e forte core, quel cor che spesse volte e spesse

fa temer l'Asia più che cerva o damma; e quel cor, mentre nel tuo amor s'enfiamma, perché a vincer formollo uso e natura, vincer te ancor in ben amar procura.

Deh! non soffrir che così bella gloria, ch'a la tua gentilezza Amor destina, or, donzella real, tolta ti vegna: anzi, a prova d'amar sì pellegrina,

riporta pur leggiadra alta vittoria, di cui de' vincitor riporta insegna: e come Amor, ch'è vero amor, t'insegna, ama lui sol per lui, ed in te stessa

sol ama il tuo piacer, perch'a lui piace. Vien dunque or con la face de la fiamma ch'a Dio via più s'appressa, vieni, santo Imeneo, e i regii sposi

colma di gioie in sé tanto ripiene, che da' più bei desir non mai sien vinte; ché già 'l caduto sol ha in ciel distinte, co' chiari raggi al veder nostro ascosi,

le stelle più seconde e più serene, de le sinistre e rie nulla accendendo: onde sen gìo la terra ricovrendo di notte a noi tanto aspettata e cara,

che fia de' giorni d'òr madre ben chiara. Canzon, se mai là sù temprossi giusta del mio fato la legge, e se consente che questo incarco lo mio spirto regga

fin che le sole prime geste io vegga, e le minor de la gran prole augusta (qualor in cima a la divina Mente, pien di vera umiltate, onoro e 'nchino),

spero tanto sul greco e sul latino, che 'l tosco suon di loro alto ribombe, che torrà 'l pregio ad amendue le trombe.

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