Io son stato, Montan, per non venire A ritrovarti, ancora che mia madre, A la qual porto quella riverenza Che dee figliuolo buon portare a madre,
Detto me l'abbia. Perché io mi ho pensato Che tu di quel mi vogli favellare, Di cui pur dianzi ragionato mi hai: E s'è così, come credo io che sia,
Ti prego e ti riprego che non vogli Noiarmi più, perché ciò non è altro Che più infiammarmi e raddoppiar la doglia Et animarmi più contra Filisio.
Viaste, i' voglio che tu sappi ch'io Ho tanto a core ogni tuo bene e tanto Ti amo, che più non amo i figli propri. Però tu creder dei che non dirotti
Se non quel che ti fia d'util, d'onore; Così mi custodisca la mia greggia Pane, dio de' pastori, e le biade Da' mostri de la terra mi difenda
Cerere dea, et a te ponga in core E questa e quei di dar sì attentamente Orecchie a le parole mie, che quindi Ti venga quella contentezza ch'io
Bramo maggior. Son le parole buone Ma non so se saran sì buoni i fatti. Saranno anche migliori. I' tengo certo
Che, s'alcun ti volesse dar per moglie Giovane che figliuola si trovasse De la sorella di tua madre, mai Tu non consentiressi a cosa tale.
Tolga via Dio che tal pensier mi venga: Io mi starei più tosto, e dico il vero, Di non aver mai moglie, perché questa Mi parerebbe una sceleratezza
Che devesse far me gire e le gregge In ultima ruina. E così a punto Saria, Viaste. Saperai adunque
Ch'Irinda, de la quale ardi e sfavilli, Ti è cugina germana. Deh Montano, Cerca dar ad intender ciò a' fanciulli,
Che nulla non ne vuol creder Viaste; Questa una favola è che tu ti hai finta, Per distornarmi da l'amare Irinda, Ma certo sii che non ti verrà fatto.
Non ebbe mai la sora di mia madre Figliuola alcuna. Anzi, Viaste, ella ebbe Irinda; e perché veggo che tu fede
A me prestar non vôi, io credo pure Che fede presterai ad una ninfa Del coro di Diana. Senza dubbio,
Se ninfa tal mi fesse fé di questo, Non ardirei di contradirle punto, Ché so che quella purità di donne Non dice mai, se non il ver.
Va a Gaia E di' che meni quella ninfa seco E quel vecchio pastor ch'or da le selve Venuto è seco. Tu cosa udirai
Che ti farà stupir di maraviglia Et acqueterà sì l'animo tuo Che darai bando a le noiose cure. Tu mi fai tutto sgrizzolar, sentendo
Quel di che tu ragioni e non potrebbe Non mi esser ciò di maraviglia grande. Ecco che viene chi ti farà fede Del vero e troverai che Dio ha voluto
Proveder che non cadi in error tale, Quale sarebbe s'una tua germana, Come cieco, per moglie avessi preso.
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