Di luoco in luoco Amor, di passo in passo, ovunque egli mi meni, a la mia mente, ch'è fatta albergo d'infinita doglia, il viso di colei ch'a dietro lasso,
fa sempre nel pensiero esser presente, onde dal suo voler mai non si svoglia: né cosa è che la sciolga dal nodo, onde primiero Amor l'ha presa;
che quantunque le sia negato e tolto il lume del bel volto, lunge non è, men che d'appresso accesa. E ciò ch'ella contempla fissa e intenta,
solo il bel viso suo le rappresenta. Se da la trionfal pianta mai sento augelletti cantar leggiadri e gai, nel tempo che dal caldo il ghiaccio perde,
tornami a mente il dolce almo concento di quelle voci ch'addolciano i guai del mio cor; poi s'io mi rivolgo al verde, che mia speme rinverde,
eterno pregio a l'onorate fronti, quand'han bene di lei degne le chiome, mi vien nel core il nome di chi mi trae dagli occhi eterni fonti,
e in sua vece quella pianta abbraccio, qual non cangia mai caldo o spegne ghiaccio. Qualora odo poggiare in alcun colle l'aura fra il verde, e dare in ogni parte
le fronde ai boschi, e a le campagne l'erba, che la fredda stagion dai rami tolle, quando da noi sì ratto il sol si parte, la doglia mia via più che morte acerba
nel cor si disacerba, che sentir parmi l'aura mia soave, che di dolci pensieri 'l cor m'ingombri, e fuor di quello sgombri
ogni nebbia di duol noiosa e grave: e quando questo vento dolce spira, nel suo palese error l'alma respira. Ovunque i' mova i piedi, o gli occhi giri,
solo il bel viso suo veder mi fingo, e ciò che lei non sembra, mi contrista, e tutto pieno d'amari sospiri, con mente in ogni tronco la dipingo,
e ivi sfoga il duol l'alma mia trista. Tutta pietosa in vista par ch'io la veggia, e cheggia a' suoi begli occhi c'abbiano omai pietà del mio dolore,
ma poiché de l'errore meco m'aveggio, i' dico: ahi pensier sciocchi, ov'è madonna, a cui mia mente aggiunge? Quanto de la salute mia son lunge.
Mille fiate holla veduta assisa sovra la riva d'una chiara linfa, e ivi vagheggiarsi altera il viso, sol di lei vaga, poi leggiadra in guisa
di dea celeste, over di cara ninfa, asserenarmi 'l cor col dolce riso. Ma poiché m'ha diviso del falso imaginar il pensier vero,
m'assido in qualche sasso e a me torno, e dal bel viso adorno mi veggio sì lontan, che quasi pero; e resto (ahi lasso) quasi pietra in pietra:
tant'è grave il dolor, che 'l cor m'impetra. Ben sai canzone mia, che se i celati dolci pensieri miei non mi rendesser la sembianza umile
di quella alma gentile, già vinto dal dolor morto sarei: ma perché in me non manchi mai la spene, Amor col rimembrar sol mi mantene.
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