Al duolo, al pianto, al gran martir sì avvezza
è la stanca alma, e a le fiamme ardenti;
che di fuoco si pasce e di lamenti,
e ciò che non è affanno odia e disprezza:
e se ben fugge l'immortal bellezza
cagion del fuoco suo, de' suoi tormenti,
tosto si duole in voci alte e dolenti,
e corre a quel che sol brama e apprezza.
Che come del suo mal cupida e vaga
pur ritorna a perir di quella luce,
ond'arde in viva fiamma, in dolci pene:
così a strana mercè l'accesa spene
e l'ingordo desio l'alma conduce,
l'alma, che del suo mal cieca s'appaga.