Io son da la nimica mia sì oppresso
e dal troppo dolor, che mi diforma,
che sì lontan son da la propria forma,
ch'io dico a me medesmo: i' non son desso.
E bench'io veggia il mio gran male espresso
a guisa d'uom che 'l suo mal sogni e dorma,
non veggio che seguend'io l'altrui orma,
mentre ch'io cerco altrui, perdo me stesso.
Ma qual farfalla ch'al bel lume è avvezza,
bench'ivi sia il suo fin, non si fa torre
da quel, tanto l'abbaglia la vaghezza,
tale è il mio core a sua immensa bellezza,
quantunque a la sua fin veloce corre,
e per tanta beltà la vita sprezza.