Piante felici e liete, ridenti e cari fiori, verdi vaghe fiorite e ben nat'erbe, fresch'aure, ombre secrete,
piene di quegli onori che tra l'altre vi fanno alte e superbe, vago terren che serbe vestigio di quel piede,
che con sì leggiadre orme in te impresse lasciò sue care forme, quanto di grazia il ciel largo mi diede, allor che tra voi scorse
colei che 'l cor mi morse? Quando vedeste mai così soavi lumi? Quando mai foste di tal fuoco accese?
Quando motti sì gai o sì dolci costumi, vedeste mai, o donna sì cortese? Dunque s'Amor mi prese,
chi fia che me ne incolpi? Anzi meco non brami i dolci lacci e i forti invescati ami, e 'l cor non porga a sì soavi colpi,
sì che 'n lui non sia dramma che non sia fuoco e fiamma? Chi verrà mai ch'a pieno in carte altrui dimostri
gli accorti sguardi e l'accoglienze umili? Chi 'l bel viso sereno, onor de' tempi nostri, e gli atti e le maniere alte e gentili?
Chi le mani sottili, e 'l divino cospetto? Chi le luci soavi del mio infiammato cor felici chiavi,
e 'l generoso cor, l'alto intelletto, che di focosi lampi meco non arda e avampi? Erbette aventurose,
e voi almi fioretti via più, di quanti mai furon, beati, che da quelle amorose mani tra gli altri eletti,
e 'n così onesto sen fosti locati: a quanti onori alzati v'ha il cielo insieme e Amore? Così anch'io da le sole
luci tra gli amaranti e le viole, mutato fossi, com'Adone, in fiore, e dal natio terreno riposto in sì bel seno.
E teco, altera pianta, a sì leggiadro fianco avessi fatto anch'io grata colonna: che come grazia tanta
non fu veduta unquanco, quanta in costei, in altra mortal donna, né mai in ricca gonna membra sì care avolse,
né con modo sì umano mosse fronde giamai ninfa con mano sì bella come questa, che mi tolse il core insieme e l'alma
con gloriosa palma. Così di me più lieto tra lo mortale stuolo non saria mai, né più felice amante:
che se 'n pensar ciò acqueto in parte il mio gran duolo, qual sare' io, se dalle membra sante, tra voi leggiadre piante,
i' fossi stato eletto per lor sostegno fido? O posto in quello u' 'l vero onor fa nido, onesto fossi allabastrino petto?
Certo qui non saria ugual gioia a la mia. Ben vedi, anima lieta, questo onorato luoco
cinto d'arbor frondosi d'ogni intorno, ma non però s'acqueta in te l'ardente fuoco, non vi trovando il viso almo e adorno,
ch'a noi fea chiaro il giorno co' l'ardenti faville del suo focoso sguardo, per cui in dolce fuoco avampo e ardo,
e mi vengon nel core a mille a mille faci dolci e felici, sol del mio cor beatrici. Deh, chi a parlar m'invita
con l'anima, che vosco, occhi beati, gode e me non cura, che quando voi partita feste di quello bosco
da me partendo a voi venne sicura. Così Amor l'alme fura? Così le dona altrui? Deh, perché anch'io con lei
vosco non vivo tutti i giorni mei, seco congiunto, come anco già fui? Ma (ahi lasso) ad Amor non piace Ch'io viva in tanta pace.
Senza alma ignudo e sol, canzon, qui sono, ch'ella dietro al suo bene git'è piena di spene.
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