Amor, via più di tutti i dei possente, gloria e onor de l'una e l'altra madre, che con superbo volo quant'è là sovra il cielo
e quanto appar da l'uno a l'altro polo, cerchi felice, e con la face ardente ardi non pur la gente cieca mortal, ma il sommo eterno padre,
Amore il cui valore sente Nettuno in mezzo l'acque salse, e quante ninfe sono in mezzo l'onde, e quanto ne l'oscuro abisso asconde
di cieco e di dolente il tenebroso orrore, chi fia che tolto d'ignoranza il velo e l'apparenze false
non pur non brami esser di te mancipio, ma non ti tenga d'ogni ben principio? Tutto quello ch'altrui con gli occhi vede e con la mente immaginando scerne
da la potenza immensa e dal fuoco soave de le tue faci, onde ogni cosa è accesa, come da vera origine procede.
Per te con tanta fede le cose giunte son frali e l'eterne, che da la legge prima non si mosse unqua alcuna, dapoich'elle,
che confuse eran ne l'oscura notte, furon distinte e quali or son prodotte, da te (si come crede chiunque giusto estima)
il lieve congiunto è, con fé, col grave, e insieme tutte quelle cose ch'eran tra sé contrarie, in modo che unite stan con sempiterno nodo.
Tu principio, tu fin di quanto bene proviam nel mortal nostro in questa vita, tu con la santa face e co' dorati strali,
onde ogni dolce gioia, ond'ogni pace, come da fonte rio corrente, viene, desti a noi l'alta speme che mena per via lieve e spedita,
con gli amorosi vanni, ove giunger non puote uman pensiero, e ne fai di mortai cose celesti, quantunque siam ne le caduche vesti,
onde non posson pene contra di noi, né affanni, mentre poggiando al ciel con le sacre ali scorgemo il lume vero
che in noi serena ciò che ne face ombra e le tenebre rie del cor ne sgombra. Quanto di bello appare, Amore, e quanto altri prova di buono,
de la tua forza e del tuo fuoco è dono.
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