Tizio e Tantalo i' son, che miser'esca
do a una fera crudel del proprio core;
e tra fame e tra sete tiemmi Amore
con dolci frutti, in un rio d'acqua fresca.
Né perché il cor mi manchi o mi decresca
talor, provo però doglia minore;
ch'egli rinasce, e con via più furore
questa crudele il duolo in me rinfresca.
Né per trovarmi tra soavi e liete
piante carche di frutti in mezzo al rio,
scemasi in me il desir che mi distrugge:
che se spegner la fame o l'aspra sete
cerco, fuggono i frutti e l'acqua fugge,
perché sia senza fine il dolor mio.