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1504–1573

23

Giambattista Giraldi Cinzio

Poscia ch'Amore in sì penosa vita rivolse il primo mio felice stato, di bosco in bosco e d'una in altra piaggia versando fuor degli occhi un rio di pianto,

sfogo l'interna mia malvagia guerra, chiamando in meste voci ognor la morte. Né spero mai ch'altri ch'acerba morte sottrar mi possa a così amara vita,

od imporre tal fine a l'aspra guerra, ch'io cangi insieme vita e cangi stato, e gli occhi asciughi dal continuo pianto col darmi eterno sonno in qualche piaggia.

In bosco non è fiera, o augell'in piaggia che non m'oda chiamar sempre la morte, e che pietosi al mio angoscioso pianto non preghin fine e a la penosa vita,

e non si doglian del mio crudo stato, in cui (mercè d'Amor) sto sempre in guerra. Deh, quando sarà mai che la mia guerra non suoni in ogni lido, in ogni piaggia?

E ch'abito mai cangi o cangi stato? E le rime, che sol trattan di morte, parlin di lieta e di felice vita? E 'n riso sì converta il lungo pianto?

Ahi lasso, allora avrà fine il mio pianto, che questa fiera, ond'ho sì lunga guerra, donna di me, de la mia mesta vita pietosa mi si mostri in bosco o 'n piaggia,

e ov'or di dolor parlo e di morte, mi faccia ragionar di lieto stato. Deh, se ciò fosse, or qual più lieto stato provò alcun mai dopo dolore e pianto?

Ben mi potrei pregiar de la mia morte, s'avesse sì bel fin, sì crudel guerra, ma al verno fia di fior piena ogni piaggia, prima ch'io arrivi a sì felice vita.

Cangerò vita alor, cangerò stato, ch'al pianto mio dia fine in qualche piaggia e a la mia lunga guerra acerba morte.

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23 · Giambattista Giraldi Cinzio · Poetry Cove