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1504–1573

227

Giambattista Giraldi Cinzio

Il fier destino e la malvagia sorte, venti contrarii a la tranquilla vita, m'han chiuso, in questo mar, tra sì aspri scogli, che se non mi si scuopre omai un lume,

al cui vivo splendor i' scorga il porto, rimarrò vinto dal furor de l'onde. Che la tempesta cresce e crescon l'onde, e più s'inacerbisce in me la sorte,

quanto più cerco di ridurmi in porto. E giunto veggio a tal già la mia vita, che mancando al mio scampo un fido lume, temo il legno fiaccar tra questi scogli.

Che non fu mai tra più crudeli scogli sospinto alcun da crude e nemich'onde, allor ch'essendo il ciel senza alcun lume, ciascuno trema de l'estrema sorte,

com'io nel cupo mar di questa vita, mentre cercava pur ritrarmi in porto. E potrei (lasso) disperar del porto, e temer di trovar tra duri scogli

misero fine a la mia amata vita, rimanendo sommerso in mezzo l'onde, s'io non sperassi superar la sorte al lampeggiar del mio benigno lume.

Però tu, sole, al cui sereno lume posso girar dal mar turbato al porto il legno che tien chiuso iniqua sorte tra fiera chiostra di dubbiosi scogli,

pria che mi vinca l'empito de l'onde, scuopriti chiaro a la mia oscura vita. Pende da' raggi tuoi sol la mia vita, e non ho spene in alcun altro lume,

talché se mi ti mostri tra quest'onde non temo di non gir securo in porto dal tenebroso orror di questi scogli, malgrado del destino e de la sorte.

Avrò sorte felice in questa vita, se da scogli mi scorge il tuo bel lume a lieto porto, pel tranquil de l'onde.

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