Aventurosa più d'ogni altra barca,
che chiudi ogni mio ben ne le tue sponde,
quanto t'envidio? E quelle felici onde,
che in te questa del ciel sirena varca?
Quanto te, Amor, che siedi ora monarca
sovra sì caro legno? E le feconde
aure, che l'oro de le treccie bionde
stringono, onde m'avinse il cor la parca?
Quanto te sacro, aventuroso fiume,
che te ne vai con il mio ben sul corno,
perché via più che mai m'arda e consume?
Quanto voi campi lieti, ove il sogiorno
viene de' miei pensieri, il cui bel lume
invidia il sol tra noi, pien d'ira, e scorno?