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1619–1693

XXXIV

Giacomo Lubrano

A che sognar con temerarii vanti secoli ne l'Età mezzo sparita, se bastan sole ad annegar la vita minutissime gocciole d'istanti?

Voi talpe di Ragion delusi Amanti, a ravvedervi in picciole urne invita meccanico Cristal; e in sé vi addita, quasi stille del Tempo, i giorni erranti.

Quanto è, quanto sarà s'imprime in acque, cifra di fughe; e in fluido feretro naufraga sepellito il ‘Fu’ che piacque. Se no 'l credi, o Mortal, vòlgiti a dietro:

e mira l'esser tuo, che al pianto nacque, struggersi a stille in agonie di vetro.

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