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1619–1693

XXXII

Giacomo Lubrano

Prede innocenti, industriose brine, cui bevon l'Api da Sicanie Flore, mi additano in più giri il moto e l'ore, con del Tempo l'istabili rapine.

In esse io scorgo le vicende e 'l fine d'ogni pompa mortal, d'ogni splendore: chi vive spento, illuminato mòre; lucignolo di Morte è il bianco crine.

Ceree del Fasto son l'Icarie piume: Cerei son de' piaceri e l'ozio, e 'l gioco: Cereo è di Mida l'oro, e Cereo il lume. Quindi apprendi, o mortal, che ancora il Poco

de l'Età, che si perda, o si consume, pianger si deve a lagrime di foco.

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