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1619–1693

XX

Giacomo Lubrano

A Te pari son Io, Verme affannoso: ambi filiamo in aria i propri umori; mi pasco d'ombre vane, e tu di Mori; tu sempre affaticato, io mai non poso.

Tu langui al lampo, al tuon d'Austro nemboso: io de l'oppresso cor svengo a i tremori. Tu con tuoi lacci il carcere t'indori: de le catene mie l'arbitrio è sposo.

Son le divise tue tra 'l biondo e 'l nero: il flavo de la bile in me stemprato di fuligini accese è fumo vero. In ciò svaria fra noi le leggi il Fato:

che Io da le morti mie vita non spero, tu da la tomba tua risorgi alato.

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