A Te pari son Io, Verme affannoso:
ambi filiamo in aria i propri umori;
mi pasco d'ombre vane, e tu di Mori;
tu sempre affaticato, io mai non poso.
Tu langui al lampo, al tuon d'Austro nemboso:
io de l'oppresso cor svengo a i tremori.
Tu con tuoi lacci il carcere t'indori:
de le catene mie l'arbitrio è sposo.
Son le divise tue tra 'l biondo e 'l nero:
il flavo de la bile in me stemprato
di fuligini accese è fumo vero.
In ciò svaria fra noi le leggi il Fato:
che Io da le morti mie vita non spero,
tu da la tomba tua risorgi alato.