Spanda pur dense nebbie, e chiuda il Maggio
sotto larva di verno i suoi sembianti;
ché a fosco Ciel per Eremo selvaggio
m'apron la via le Lucciole vaganti.
Vivi baleni, e facelline erranti,
fanno a l'ombre più cieche un chiaro oltraggio.
E quasi di Natura alati incanti,
cangian le fughe in lampi, il volo in raggio.
Sù sparite timori, ecco d'intorno
da pennuti rubin' l'aria s'infiora;
e ne le notti mie non manca il giorno.
A che turbarmi? a che aspettar l'Aurora?
Non curo il Sol, se sa del tempo a scorno
produr le Stelle sue la terra ancora.