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1619–1693

XL

Giacomo Lubrano

Spanda pur dense nebbie, e chiuda il Maggio sotto larva di verno i suoi sembianti; ché a fosco Ciel per Eremo selvaggio m'apron la via le Lucciole vaganti.

Vivi baleni, e facelline erranti, fanno a l'ombre più cieche un chiaro oltraggio. E quasi di Natura alati incanti, cangian le fughe in lampi, il volo in raggio.

Sù sparite timori, ecco d'intorno da pennuti rubin' l'aria s'infiora; e ne le notti mie non manca il giorno. A che turbarmi? a che aspettar l'Aurora?

Non curo il Sol, se sa del tempo a scorno produr le Stelle sue la terra ancora.

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